Il Borneo pratese: Rio Buti, dove giocare a laguna blu a un passo dalla città.

C’è questo posto che arriva dove non te lo aspetti, proprio alle porte di Parto. Un luogo incantato che tutti i pratesi conoscono e dove tutti almeno una volta dai 15 ai 30 anni ci sono andati a giocare a Laguna Blu.

E’ successo così. Due domeniche fa che c’erano tante nuvole e l’afa schiacciava e ho chiesto alle bambine dove sarebbero volute andare e loro mi hanno risposto che avevano tanta voglia di andare al centro di scienze naturali di Galceti, uno dei nostri posti del cuore del quale avrò modo di parlarvi in un altro post. Fatto sta che arrivati a Galceti, il centro di scienze naturali era chiuso. Nuvole, afa e delusione erano stampati sui nostri visi che iniziavano a gocciolare di sudore.

Ed è lì che mi è venuto in mente che proprio a due passi da lì c’era Rio Buti, un luogo incantato che le mie figliole avrebbero apprezzato tantissimo, visto che sono solite scaraventarsi in qualsiasi pozza di acqua si palesi davanti ai loro occhi.

Così, come al solito cialtronamente, senza un costume, un asciugamano per asciugarsi ma solo con una bottiglia d’acqua e un po’ di biscotti – perché mangiare e bere sono priorità, altro che asciugarsi o bagnarsi le mutande – siamo partite alla volta del Rio Buti.

Ora vi do un po’ di indicazioni per arrivarci, anche se vi premetto che sono una ciofeca in questo, per cui fatevi sempre aiutare da google! A Rio Buti ci si arriva dalla via di Canneto, in macchina potete prenderla da via del Palco, la strada è meravigliosa, campagna pura a un minuto dalla città, percorrendola attraverserete la villa del Vescovo, la meravigliosa Villa Rucellai che ha un giardino all’italiana spettacolare e d’autunno c’è il frantoio dove fanno l’olio e un muro gigante tutto coperto da vite americana che i primi di ottobre si inizia a tingere tutto di rosso e io solo a pensarci mi sciolgo tutta di bellezza. Passata Villa Rucellai troverete una chiesina adorabile e poi poco dopo la strada si dirama, da una parte c’é la pedonale/ciclabile e lì è la vostra meta. La strada potete prenderla anche da Gamberame sempre a diritto finché non trovate lo svincolo con la pedonale/ciclabile. Per quelli a cui non pesa il culo, consiglio invece di parcheggiare la macchina a Santa Lucia, si attraversa il ponticino pedonale che attraversa il Bisenzio, in questo punto l’acqua è meravigliosa, il fiume largo, dal ponte si possono osservare papere, pesci e nutrie, la vegetazione è bella e rigogliosa, poi si prende la strada verso sinistra e tra alberi di fichi e susini selvatici a cui fermarsi per fare merende estemporanee, si arriva ad una biforcazione dove la strada sale e noi là dobbiamo andare. Una leggera salitina fattibilissima e siamo in via di Canneto, non ci resta che girare a sinistra ed arrivare allo svincolo con la pedonale/ciclabile. A questo punto si imbocca questa fatidica pedonale che altro non è che un ponte sul Rio Buti, ad un certo punto parte il sentiero che ci porterà al nostro Borneo pratese. Il sentiero è praticabilissimo, non con i passeggini però, perché a un certo punto diventa troppo stretto. Arrivati ad un certo punto si può scegliere se attraversare un piccolo ponte sulla sinistra o continuare a diritto nel bosco dove la strada sale. Se avete bambini vi consiglio di girare verso il ponticino, perché anche se le cascate più belle le trovate salendo il sentiero, la strada diventa un po’ complicata.

Ora basta però indicazioni. Ora godetevi tutto questo verde, il torrente che si insinua e forma dei bozzi bellissimi, delle vere e proprie piscinette di acqua bella fresca e trasparente totalmente all’ombra. Ma chi viaggia con la meraviglia negli occhi continua a far andare le gambe finché non arriva alla prima cascata. Il verde della vegetazione si riflette nell’acqua trasparente piuttosto ghiaccina, ma irresistibile, grandi sassi sui quali stendere asciugamani a mezza ombra, un posto dove è impossibile trattenersi dal richiamo dell’acqua e infatti l’adele tolti i vestiti si è buttata immediatamente, la Tea si è limitata bagnarsi le gambe, ma solo perché l’acqua è fonda, quindi se non si sa nuotare meglio fermarsi nelle bozzette che si incontrano prima di arrivare alla cascata. Arrivare fin là è comunque obbligatorio per scoprire un posto magico dove pensi che sbuchi da un momento all’altro una fata, o una sirena d’acqua dolce. Il posto è generalmente abbastanza frequentato, nonostante ciò, tutto è permeato di una pace meravigliosa e rispettosa.

Avessi vent’anni andrei subito con il mio Giovane Holden, tra un tuffo e un altro, a crogiolarmi in quel verde che calma ed eccita allo stesso tempo.

Pubblicato da BARBARA DARDANELLI

Sono una mamma sgangherata, che si fa guidare dall'istinto. Galleggio nel mare delle responsabilità che essere genitore comporta, a volte sogno il prima di tutto questo, ma spesso l'incanto dell'ora mi coglie talmente forte, che penso che nonostante tutto, bene così non sono stata mai.

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